Arquivo de Maio, 2004

«Mensagem» de Fernando Pessoa

3ª Parte – O Encoberto
II – Os Avisos

Primeiro – O Bandarra
Sonhava, anónimo e disperso,
O Império por Deus mesmo visto,
Confuso como o Universo
E plebeu como Jesus Cristo.
Não foi nem santo nem herói,
Mas Deus sagrou com Seu sinal
Este, cujo coração foi
Não português mas Portugal.

Segundo – António Vieira
O céu ‘strela o azul e tem grandeza.
Este, que teve a fama e à glória tem,
Imperador da língua portuguesa,
Foi-nos um céu também.
No imenso espaço seu de meditar,
Constelado de forma e de visão,
Surge, prenúncio claro do luar,
El-Rei DE. Sebastião.
Mas não, não é luar: é luz do etéreo.
É um dia; e, no céu amplo de desejo,
A madrugada irreal do Quinto Império
Doira as margens do Tejo.

Terceiro
Screvo meu livro à beira-mágoa.
Meu coração não tem que ter.
Tenho meus olhos quentes de água.
Só tu, Senhor, me dás viver.
Só te sentir e te pensar
Meus dias vácuos enche e doura.
Mas quando quererás voltar?
Quando é o Rei? Quando é a Hora?
Quando virás a ser o Cristo
De a quem morreu o falso Deus,
E a despertar do mal que existo
A Nova Terra e os Novos Céus?
Quando virás, ó Encoberto,
Sonho das eras português,
Tornar-me mais que o sopro incerto
De um grande anseio que Deus fez?
Ah, quando quererás, voltando,
Fazer minha esperança amor?
Da névoa e da saudade quando?
Quando, meu Sonho e meu Senhor?

canção do mar

Fui bailar no meu batel

Além do mar cruel

E o mar bramindo

Diz que eu fui roubar

A luz sem par

Do teu olhar tão lindo

Vem saber se o mar terá razão

Vem cá ver bailar meu coração

Se eu bailar no meu batel

Não vou ao mar cruel

E nem lhe digo aonde eu fui cantar

Sorrir, bailar, viver, sonhar contigo

Frederico de Brito / Ferrer Trindade

a voz luminosa de Dulce Pontes

para uma existência sustentável

Ora aqui está uma boa razão para existir!

No dia 22 de Maio, data do meu aniversário, comemora-se o Dia Mundial da Biodiversidade!

Tenho contribuído pouco para promover um desenvolvimento responsável e duradouro dos recursos naturais da nossa terra.

Se o desenvolvimento sustentável for abordado como forma de garantir o progresso humano integral, este deverá consubstanciar-se num espírito de serviço aos meus semelhantes e para com a natureza.

Utilizar da melhor forma os recursos e avaliar a finalidade e a dimensão dos nossos problemas ambientais, económicos e sociais, procurar caminhos no sentido da salvaguarda das florestas e das espécies biológicas ameaçadas, é uma forma de comprometimento pessoal, que certamente me tornará mais rico, tanto espiritual como culturalmente.



Parque Natural da Ria Formosa

Local de eleição das minhas férias de verão, espero que por muitos anos!

Biancaneve e i sette Nani

Era una fredda giornata d’inverno; bianchi fiocchi cadevano volteggiando dal cielo come piume leggere e una regina sedeva ricamando accanto alla finestra aperta. Mentre così se ne stava, ricamando e guardando la neve, si punse un dito con l’ago e tre gocce di sangue rosse come rubini caddero sul bianco manto nevoso. Tanta era la bellezza di quelle tre stille rosso fiamma sul bianco immacolato che la regina pensò: “Oh, se potessi avere una bambina dai capelli neri come l’ebano, dalle labbra rosse come il sangue e dalla pelle bianca come la neve!” Poco dopo, diede alla luce una bambina a cui fu dato il nome di Biancaneve . Ma dopo poco si ammalò gravemente e morì. Un anno dopo il re si risposò. La sua seconda moglie era bella, ma anche gelosa e crudele , e non poteva tollerare neppure il pensiero che esistesse al mondo qualcuna più bella di lei.

Possedeva uno specchio magico, ed ogni giorno chiedeva: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” e ogni giorno lo specchio rispondeva: “O mia regina, al mondo non c’è nessuna che sia più bella di te” . Intanto però, Biancaneve cresceva e diventava sempre più bella. L’invidia della regina cresceva di pari passo con la bellezza della fanciulla, tanto che la costringeva a vestirsi di stracci e a fare la serva. La principessina affrontava ogni fatica senza un lamento. Anzi, sempre allegra e sorridente: Solo un desiderio era solita confidare, cantando, alle amiche colombe: incontrare presto l’uomo dei suoi sogni. Un giorno, mentre si trovava accanto al pozzo, le bianche colombe le confidarono un segreto: ” Questo” dissero tubando “è un pozzo incantato. Esprimi un desiderio affacciandoti ad esso e se udrai l’eco il desiderio diverrà realtà.” Così Biancaneve sussurrò: “Vorrei tanto trovare qualcuno che mi ami.” E non appena l’eco le rispose, nell’acqua del pozzo apparve un bel principe su un cavallo nero. Il principe guardava Biancaneve con tanta ammirazione che la fece arrossire e fuggire timidamente nella sua stanza. La regina, di lontano aveva assistito a tutta la scena. Subito impallidì per l’invidia e corse a rivolgersi a suo specchio magico: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” e lo specchio le rispose: “Tu mia regina sei sempre bellissima, ma Biancaneve è più bella di te!” La regina non poteva tollerare una rivale: e così convocò un guardiacaccia suo fido e gli disse: “Porterai la principessa nella foresta, e la la ucciderai. Mi porterai poi il suo cuore come segno del delitto”. Il guardiacaccia portò Biancaneve nella foresta ma al momento giusto non ebbe il coraggio di ucciderla. Le intimò di scappare nella foresta, e sulla strada del ritorno uccise un cerbiatto per portare il cuore alla regina. Biancaneve corse a perdifiato nella foresta, fin quando non arrivò in una radura, dove sorgeva una minuscola e graziosa casetta: entrò e capì che ci viveva qualcuno, e pensò che abitassero sette bambini senza mamma.

C’erano infatti sette piccole sedie impolverate, sette piattini sporchi, sette camicine sporche e polvere e ragnatele dappertutto. Biancaneve non stette a pensarci su: prese scopa e strofinaccio, e di buona lena ripulì ogni cosa. Poi salì al piano superiore e vi trovò sette lettini di legno. Su ciascun letto era inciso un nome: Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo, Mammolo e Pisolo. “Che strani nomi!” pensò Biancaneve. Poi, siccome era molto stanca , si addormentò sui lettini.

Gli abitanti della casa erano sette nanetti che lavoravano nella miniera di diamanti vicina. Rientrando trovarono Biancaneve e decisero di ospitarla, raccomandandole di essere estremamente prudente per via della regina cattiva. Per Biancaneve iniziò un periodo sereno, con nuovi amici ed a contatto con la natura. Ma un brutto giorno la regina cattiva chiese di nuovo allo specchio chi era la più bella del reame. E lo specchio magico le rispose : “Al di là dei sette monti, al di là delle sette valli c’è la casa dei sette nani, in cui vive Biancaneve che è ancora più bella di te”. La regina decise di uccidere Biancaneve: prese una mela, una mela bellissima e la immerse in un veleno magico. Poi si trasformò da mendicante, ed andò nella casa dei nani. Biancaneve stava preparando una torta e impietosita le offrì una fetta. In cambio la strega travestita le diede la mela e Biancaneve diede un morso.

Subito cadde a terra addormentata, sembrava morta! La strega fuggì felice: l’unico antidoto era il primo bacio d’amore, credeva che i nani vedendola morta l’avrebbero sepolta. Ma i nani, disperati non vollero separarsi da Biancaneve e la misero in una bara di cristallo nella foresta, per vegliarla in continuazione. Passò molto tempo. Un bel giorno un principe su un cavallo nero sentì la gente del villaggio parlare di quella meravigliosa fanciulla che giaceva addormentata nel bosco. Il suo suo cuore diede un sobbalzo. Si trattava forse della bellissima fanciulla che aveva visto un giorno a palazzo e che non era più riuscito a trovare? Subito cavalcò fino alla radura nel bosco.

Quando la vide non ebbe dubbi: era proprio quella fanciulla che aveva incantato il suo cuore, ed era morta! Mestamente, il principe sollevò il coperchio di cristallo e si chinò per dare un bacio al suo amore perduto… Immediatamente Biancaneve aprì gli occhi e sorrise: quel primo bacio d’amore aveva spezzato l’incantesimo. Così il sogno che un giorno Biancaneve aveva confidato al pozzo dei desideri divenne realtà.

Il principe la fece salire sul cavallo e partì con lei verso il suo palazzo tra le nuvole… dove vissero, per sempre, felici e contenti!

dei Fratelli Grimm

Efemérides

No dia de hoje, 20 anos antes, morreu o saudoso Joaquim Agostinho.

Lembro-me de em miúdo ver o Estádio de Alvalade levantar-se em peso a aplaudir quando ele entrava na pista para a última volta antes de conquistar “mais uma” Volta a Portugal em bicicleta.

Desde a morte dele desinteressei-me pela modalidade.

No dia de hoje, 22 anos antes, entrei para a Força Aérea.

Estava uma manhã bonita, como a de hoje.

Fui ter com o Eduardo Jaime, amigo de infância e meu irmão.

No fim-de-semana anterior, à cautela, tínhamos ido fazer um pente 4 na barbearia de sempre, no Largo do Carmo. A barbearia já fechou e o Armando já morreu.

O comboio levou-nos até ao Entroncamento, e daí nos Autocarros da FAP chegámos à Base Aérea N 3.

Fomos logo separados – O EJ para a PA( Polícia Aérea) e eu para os Bicos.

No imediato, o resultado prático foi o mesmo, pois eles acharam que nós levávamos o cabelo muito grande e fizeram uma ligeira correcção até ao valor zero.

Dois dias depois tivemos uma abébia!

Viemos para casa, pois no dia seguinte João Paulo II celebrava missa no Parque Eduardo VII.

diálogo imprevisto

Hoje à tarde, depois do ritual semanal de deixar o dízimo na Fnac, desci a Nova do Almada e, ao chegar ao carro, um turista espanhol pergunta:

– Barro Altio?

– Bairro Alto? Arriba!

– Tengo de andar mucho?

– No.

– Xabes onde fica um sítio onde poxo ter una vista de la ciudad?

– Jardim São Pedro de Alcântara. Se quiseres deixo-te lá!

– Muchas gracias.

No trajecto, a ouvir a TSF:

– Vengo de Caxilhas. O paxéo de barco és mui lindo!

– É! Do rio tens uma vista magnífica sobre a cidade!

– Está a jugar Benfica? Si ganha se va a Champions, no?

– É, mas eu sou do Sporting!

– (…)

– Lixboa é una ciudad mui romantica, mui linda. Conoces Madrid?

– Si, claro, e me gusta muchissimo.

– Ah! Se Madrid tienga um rio!!

– Olha, já chegamos!

– Asta luego!

Concluí o meu trajecto a ouvir os instantes finais dos jogos, à espera de um golinho da União de Leiria na Luz, mas as minhas preces foram em vão.

O espanhol deu galo!

Le Petit Prince – Antoine de Saint-Exupery

CHAPITRE VII

Le cinquième jour, toujours grâce au mouton, ce secrèt de la vie du petit prince me fut révélé.

Il me demanda avec brusquerie, sans préambule, comme le fruit d’un problème longtemps médité en silence:

-Un mouton, s’il mange les arbustes, il mange aussi les fleurs?

-Un mouton mange tout ce qu’il rencontre.

-Même les fleurs qui ont des épines?

-Oui. Même les fleurs qui ont des épines.

-Alors les épines, à quoi servent-elles?

Je ne le savais pas. J’étais alors très occupé à essayer de dévisser un boulon trop serré de mon moteur. J’étais très soucieux car ma panne commençait de m’apparaître comme très grave, et l’eau à boire qui s’épuisait me faisait craindre le pire.

-Les épines, à quoi servent-elles?

Le petit prince ne renonçait jamais à une question, une fois qu’il l’avait posée.

J’étais irrité par mon boulon et je répondis n’importe quoi:

-Les épines, ça ne sert à rien, c’est de la pure méchanceté de la part des fleurs!

-Oh!

Mais après un silence il me lança, avec une sorte de rancune:

-Je ne te crois pas! les fleures sont faibles. Elles sont naives. Elles se rassurent comme elles peuvent. Elles se croient terribles avec leurs épines…

Je ne répondis rien. A cet instant-là je me disais: “Si ce boulon résiste encore, je le ferai sauter d’un coup de marteau.” Le petit prince dérangea de nouveau mes reflexions:

-Et tu crois, toi, que les fleurs…

-Mais non! Mais non! Je ne crois rien! J’ai répondu n’importe quoi. Je m’occupe, moi, des choses sérieuses!

Il me regarda stupéfiait.

-De choses sérieuses!

Il me voyait, mon marteau à la main, et les doigts noirs de cambouis, penché sur un objet qui lui semblait très laid.

-Tu parles comme les grandes personnes!

Ca me fit un peu honte. Mais, impitoyable, il ajouta:

-Tu confonds tout… tu mélanges tout!

Il était vraiment très irrité. Il secouait au vent des cheveux tout dorés:

-Je connais une planète où il y a un Monsieur cramoisi. Il n’a jamais respiré une fleur.

Il n’a jamais regardé une étoile. Il n’a jamais aimé personne.

Il n’a jamais rien fait d’autre que des additions.

Et toute la journée il répète comme toi: “Je suis un homme sérieux! Je suis un homme sérieux!” et ça le fait gonfler d’orgueil.

Mais ce n’est pas un homme, c’est un champignon!

-Un quoi?

-Un champignon!

Le petit prince était maintenant tout pâle de colère.

-Il y a des millions d’années que les fleures fabriquent des épines.

Il y a des millions d’années que les moutons mangent quand même les fleurs.

Et ce n’est pas sérieux de chercher à comprendre pourquoi elles se donnent tant de mal pour se fabriquer des épines qui ne servent jamais à rien?

Ce n’est pas important la guerre des moutons et des fleurs? Ce n’est pas sérieux et plus important que les additions d’un gros Monsieur rouge?

Et si je connais, moi, une fleur unique au monde, qui n’existe nulle part, sauf dans ma planète, et qu’un petit mouton peut anéantir d’un seul coup, comme ça, un matin, sans se rendre compte de ce qu’il fait, ce n’est pas important ça?

Il rougit, puis reprit:

-Si quelqu’un aime une fleure qui n’existe qu’à un exemplaire dans les millions d’étoiles, ça suffit pour qu’il soit heureux quand il les regarde.

Il se dit: “Ma fleur est là quelque part…” Mais si le mouton mange la fleur, c’est pour lui comme si, brusquement, toutes les étoiles s’éteignaient!

Et ce n’est pas important ça!

Il ne put rien dire de plus. Il éclata brusquement en sanglots. la nuit était tombée.

J’avais lâché mes outils. Je me moquais bien de mon marteau, de mon boulon, de la soif et de la mort.

Il y avait sur une étoile, une planète, la mienne, la Terre, un petit prince à consoler!

Je le pris dans les bras. Je le berçai. Je lui disais: “La fleur que tu aimes n’est pas en danger… Je lui dessinerai une muselière, à ton mouton… Je te dessinerais une armure pour ta fleur… Je…” Je ne savais pas trop quoi dire.

Je me sentais très maladroit. Je ne savais comment l’atteindre, où le rejoindre… C’est tellement mystérieux, le pays des larmes.

mais do que um sonho: comoção!

sinto-me tonto, enternecido,

quando, de noite, as minhas mãos

são o teu único vestido.

e recompões com essa veste,

que eu, sem saber, tinha tecido,

todo o pudor que desfizeste

como uma teia sem sentido;

todo o pudor que desfizeste

a meu pedido.

mas nesse manto que desfias,

e que depois voltas a pôr,

eu reconheço os melhores dias

do nosso amor.

David Mourão-Ferreira

mais do que um sonho: comoção!

sinto-me tonto, enternecido,

quando, de noite, as minhas mãos

são o teu único vestido.

e recompões com essa veste,

que eu, sem saber, tinha tecido,

todo o pudor que desfizeste

como uma teia sem sentido;

todo o pudor que desfizeste

a meu pedido.

mas nesse manto que desfias,

e que depois voltas a pôr,

eu reconheço os melhores dias

do nosso amor.

David Mourão-Ferreira

jardim da primeira infância

Localizado na Praça do Príncipe Real, foi inicialmente conhecido por Alto da Cotovia.

O topo norte do Bairro Alto, nas proximidades do Príncipe Real, foi desde muito cedo designado por Alto dos Moinhos e Sítio dos Moinhos de Vento.

Este sítio do Jardim esteve, anteriormente ao terramoto, ocupado pelas obras de um palácio projectado pelo conde de Tarouca.

Por ocasião do Terramoto, o terreno é destinado ao acampamento de regimentos militares da província, com o intuito de manter a segurança na cidade.

Foi local de realização de enforcamentos, instalação provisória da Paróquia da Encarnação, até que em 1756, Monsenhor Perry de Linde celebrou a 1ª Missa na nova Basílica Patriarcal que aí foi instalada, e que ardeu em 1769.

Em 1835, ordenou-se o estabelecimento de um mercado público.

A terraplanagem do largo fez-se em 1849 e as obras do Jardim iniciaram-se 10 anos depois.

O Jardim foi plantado entre 1859 e 1863, em homenagem ao filho primogénito da Rainha D. Maria II.

O gosto de ajardinar a cidade de Lisboa surge em meados do século XIX e o Jardim do Príncipe Real é exemplo disso mesmo, aproveitando um bom espaço central, embelezando um dos bairros aristocráticos mais prestigiados de então: com numerosos palácios e palacetes, onde vivia a burguesia em plena época romântica.

Em 1877, o negociante de tabaco José Ribeiro da Cunha manda edificar em frente ao Jardim o seu palacete em estilo neo-árabe.

O Jardim França Borges, assim designado em homenagem ao jornalista republicano do mesmo nome fundador do jornal “O Mundo”, foi inspirado no modelo romântico inglês.

O Jardim ocupa uma área de 1,2 ha e distingue-se pelo monumental e secular Cedro-do-Buçaco, com mais de 20m de diâmetro, ex-libris do jardim.

Constitui a maior e mais bonita sombra natural de Lisboa.

O Jardim tem, no meio, um vasto tanque, que alia a sua função decorativa a um papel utilitário, pois serve de arejadouro às águas do Reservatório de Água da Patriarcal, que existe no subsolo da praça.

Projectado em 1856 e construído entre 1860 e 1864, faz parte do Museu da Água da EPAL.

Tem também uma esplêndida esplanada que felizmente mudou de donos há pouco tempo, e está muito mais bonita!

Foi neste jardim que comecei a brincar!