As mãos


Que tristeza tão inútil essas mãos

que nem sequer são flores

que se dêem:

abertas são apenas abandono,

fechadas são pálpebras imensas

carregadas de sono.

Eugénio de Andrade

around jazzy

Marc Moulin – Top Secret

1. Into the Dark

2. What?

3. Bottle

4. Théo

5. Organ

6. In My Room

7. Tenor

8. Day Fever

9. It’s to Say

10. Feet

Marc Moulin é uma referência no Acid Jazz. Influenciado por Miles Davis, Herbie Hancock, este pianista belga começou por tocar piano nos anos 60.

Nos anos 70 formou uma banda de jazz de fusão, os Placebo, que ganhou um prémio no Montreux jazz Festival em 1972.

Este álbum, de 2002, muito funky, com alguns grooves na onda de St Germain, é mais um bom trabalho na área do dance jazz. Gosto muito.

“I want to combine my preference for jazz with my passion for electronic music. There have always been artists at Blue Note in particular who have latched on to the more modern forms of popular music and who have adapted it to jazz. So I feel close to artists ranging from Miles Davis, Herbie Hancock and Eddie Harris to today’s US3, Erik Truffaz and St. Germain”. (Marc MOULIN)

Fascinação

Os sonhos mais lindos sonhei,

De quimeras mil um castelo ergui,

E no teu olhar, tonto de emoção,

Com sofreguidão mil venturas previ…

O teu corpo é luz, sedução,

Poema divino cheio de esplendor,

Teu sorriso prende, inebria, entontece,

És fascinação… Amor!

F.D.Marchetti/M.de Feraudy.

Elis Regina


Põe-me as mãos nos ombros…

Beija-me na fronte…

Minha vida é escombros,

A minha alma insonte.

Eu não sei por quê,

Meu desde onde venho,

Sou o ser que vê,

E vê tudo estranho.

Põe a tua mão

Sobre o meu cabelo…

Tudo é ilusão.

Sonhar é sabê-lo.

Fernando Pessoa


Põe-me as mãos nos ombros…

Beija-me na fronte…

Minha vida é escombros,

A minha alma insonte.

Eu não sei por quê,

Meu desde onde venho,

Sou o ser que vê,

E vê tudo estranho.

Põe a tua mão

Sobre o meu cabelo…

Tudo é ilusão.

Sonhar é sabê-lo.

Fernando Pessoa

Fotos de Marte

adoro esta música…

Bush – inflatable

Let it slide overhead

When I believe in you my soul can rest

But as love that’s really love can never fail

But fail it does

When we shine like the sun

You seem the only one my only friend

You’re so pretty in white pretty when you’re faithful

So pretty in white pretty when you’re faithful

I resigned from myself

Took a break as someone else

It’s like we’ve come undone

But I’ve only just become inflatable for you

You’re so pretty in white pretty when you’re faithful

So pretty in white pretty when you’re faithful

When you’re faithful, when you’re… faithful

I don’t mind most of the time

But you push me so far inside

You’re so pretty in white – Pretty when you’re faithful…

Riccidoro e i tre orsi

C’erano una volta…

tre Orsi, che vivevano in una casina nel bosco.

C’era Babbo Orso grosso grosso, con una voce grossa grossa; c’era Mamma Orsa grossa la metà, con una voce grossa la metà; e c’era un Orsetto piccolo piccolo con una voce piccola piccola.

Una mattina i tre Orsi facevano colazione e Mamma Orsa disse:

– La pappa e troppo calda, ora. Andiamo a fare una passeggiata nel bosco, mentre la pappa diventa fredda.

Cosi i tre Orsi andarono a fare una passeggiata nel bosco. Mentre erano via, arrivò una piccola bimba chiamata Riccidoro. Quando vide la casetta nel bosco, si domandò chi mai potesse vivere là dentro, e picchiò alla porta. Nessuno rispose, e la bimba picchiò ancora. Nessuno rispose: Riccidoro allora aprì la porta ed entrò. E là, nella piccola stanza, vide una tavola apparecchiata per tre. C’era una scodella grossa grossa, una scodella grossa la metà e una scodella piccola piccola. Riccidoro assaggiò la pappa della scodella grossa grossa:

Oh! E’ troppo calda! disse. Assaggiò la pappa della scodella grossa la metà:

Oh! E’ troppo fredda! Poi assaggiò la pappa della scodella piccola piccola:

Oh ! Questa sì che va bene ! – E se la mangiò tutta. Poi entrò in un’altra stanza, e là vide tre seggiole. C’era una seggiola grossa grossa, c’era una seggiola grossa la metà e c’era una seggiola piccola piccola. Riccidoro si sedette sulla seggiola grossa grossa: – Oh! Questa è troppo dura! – disse. Si sedette sulla seggiola grossa la metà: – Oh! Questa è troppo molle! Poi si sedette sulla seggiola piccola piccola: Oh! Questa sì che va bene! E vi si sedette con tanta forza, che la ruppe.

Entrò allora in un’altra stanza e là vide tre letti. C’era un letto grosso grosso, c’era un letto grosso la metà, e c’era un letto piccolo piccolo.

Riccidoro si stese sul letto grosso grosso:

Oh! Questo e troppo duro! disse.

Provo il letto grosso la metà:

– Oh! Questo e troppo molle!

lnfine provò il letto piccolo piccolo:

Oh! Questo si che va bene! sospirò, e subito prese sonno. Mentre Riccidoro dormiva i tre Orsi tornarono dalla passeggiata nel bosco.

Guardarono la tavola, e Babbo Orso grosso grosso disse con la sua voce grossa grossa:

– QUALCUNO HA ASSAGGIATO LA MIA PAPPA .

Mamma Orsa grossa la metà disse con la sua voce grossa la metà:

Qualcuno ha assaggiato la mia pappa !

L’Orsetto piccolo piccolo disse con la sua voce piccola piccola:

– Qualcuno ha assaggiato la mia pappa e se l’e mangiata tutta!-

I tre Orsi entrarono nella camera accanto.

Babbo Orso grosso grosso guardò la sua seggiola e disse con la sua voce grossa grossa:

– QUALCUNO Sl E’ SEDUTO SULLA MIA SEGGIOLA ! Mamma Orsa grossa la metà disse con la sua voce grossa la metà: – Qualcuno si è seduto sulla mia seggiola !

E l’Orsetto piccolo piccolo gridò con la sua voce piccola piccola:

– Qualcuno si è seduto sulla mia seggiola e l’ha rotta!

I tre Orsi entrarono infine nella camera da letto.

Babbo Orso grosso grosso disse con la sua voce grossa grossa:

– QUALCUNO Sl E’ STESO SUL MIO LETTO

Mamma Orsa grossa la metà disse con la sua voce grossa la metà:

– Qualcuno si è steso sul mio letto !

E l’Orsetto piccolo piccolo gridò con la sua voce piccola piccola:

– Qualcuno si è steso sul mio letto, ed eccola qui!

La voce acuta dell’Orsetto piccolo piccolo svegliò Riccidoro, e voi potete ben immaginare come si spaventò nel vedere i tre Orsi che la guardavano. Balzò giù dal letto, attraversò la stanza di corsa, saltò fuori dalla finestrella bassa, e fuggì via nel bosco tanto in fretta come mai le sue gambe l’avevano fatta correre.

dei Fratelli Grimm

Os trânsitos de Vénus dos séculos XVII e XVIII

Trânsito de 1639



William Crabtree (1610–1644) observando o Trânsito de Vénus em 1639.

Trânsito de 1769



Quadro de William Hodges (1744-1797) pintado cerca de 1774, próximo de um dos locais de observação.

A Royal Society organizou uma expedição ao Taiti, comandada por James Cook, que foi bem sucedida na observação do fenómeno, como revela o explorador no seu Jornal de Bordo:

«O dia revelou-se ser tão favorável ao nosso propósito como poderíamos desejar; nem uma nuvem foi avistada todo o dia, e o ar estava perfeitamente limpo; de tal modo que tivemos toda a vantagem na observação de toda a passagem do planeta Vénus sobre o disco solar. Vimos distintamente uma atmosfera, ou sombra escura, em torno do corpo do planeta, que perturbou os tempos dos contactos, em particular os dois internos. Esteve quase calmo todo o dia e o termómetro, exposto ao sol pelo meio dia, ascendeu a um grau de calor que ainda não tínhamos encontrado.»

Tentar observar o fenómeno, no próximo dia 8!

Esperança

Tantas formas revestes, e nenhuma
Me satisfaz!
Vens às vezes no amor, e quase te acredito.
Mas todo o amor é um grito
Desesperado
Que ouve apenas o eco…
Peco
Por absurdo humano:
Quero não sei que cálice profano
Cheio dum vinho herético e sagrado. 

Miguel Torga